Il Vino Naturale è morto, viva il vignaiolo naturale.

Mai scritto e mai detto che i nostri vini sono naturali. La parola naturale non ci è mai piaciuta. Bandita dopo il primo “Terra e Libertà/Critical Wine” dell’aprile del 2003 a Verona ed il secondo di Dicembre, sempre nel 2003, presso il Leoncavallo a Milano.

Fu proprio la partecipazione a quei due eventi dirompenti (dal 2005 prenderà il nome di “La Terra Trema“) che mi convinse quanto fosse pretestuoso e poco intelligente parlare di “vino naturale“. Argomento appena nato in Italia ma già dibattuto, negoziato e analizzato più volte in Francia, dove la necessità di fare il vino naturale, nasce dalla esigenza di ritrovare nel bicchiere tutta la propria cultura, fatta anche di spigoli. Da alcuni amici “questo impulso” è stato riassunto come “Il Rinascimento delle denominazioni”.

Sono passati undici anni dal 2003 e diciotto dall’inizio della mia personale avventura, ma mi sembrano siano passate due ere geologiche.

Gli anni difficili sono stati sostituiti dagli anni dell’ovvietà.

Prima dovevo stare attento a “svelare” la biodinamica a qualche importatore, per non perderlo. Oppure dovevo dare tutto me stesso per argomentare che il vino sarebbe durato comunque, anche senza solforosa e nonostante le fermentazioni spontanee.

Ora, è moda. E’ “naturale” bere il vino “senza lieviti”, “non filtrato”, “non chiarificato”, “politicamente impegnato”, il vino “contro l’industria”, “contro l’enologo”.

Ecco, sta diventando il “vino contro” a prescendere. Ma il più delle volte è contro la propria storia, la propria cultura, il proprio terroir. Questo sta uccidendo i sogni e gli impulsi iniziali. 

La new-wave dei costruttori di vino naturale con poca esperienza o arguta intuizione commerciale, si sono allontanati dal terroir.

Un Terroir nasce dalla vicendevole fusione – unione tra un Luogo ed un Popolo. Per Luogo (antropologico) intendo come sosteneva Augè: “uno spazio che è stato marcato, occupato, simbolizzato, ordinato da una Società”.

Un terroir non è figlio di un singolo, ma di una comunità che in un luogo vi ha vissuto anche e soprattutto, senza avere coscienza di ciò.

Un terroir è stato amalgamato  da gesti quotidiani volti alla sopravvivenza: dal pane fatto per se, al vino fatto per essere commerciato.

Il terroir necessita sempre di un vignaiolo.

Il vino naturale senza un vignaiolo è un artifizio commerciale o un capriccio.

Questa è la nuova via, la nuova sfida: spostare l’attenzione dal metodo – e quindi dalla ricetta – verso la persona che vive di vino: il vignaiolo naturale.

Da quel 2003 ho capito che non avevamo fatto e non volevamo fare il “vino naturale”. Volevamo e vogliamo essere vignaioli naturali e i vignaioli naturali fanno semplicemente vino. Il Vino di terroir che è cultura, non può che essere fatto, nella sua migliore ed autentica espressione, da un vignaiolo naturale che riesce a ridisegnare la cultura del luogo quotidianamente, con la propria Vita.

Alessandro

P.S. Per vignaiolo naturale intendo colui che in vigna lavora seguendo i principii, i processi e i metodi che la natura usa per se. Colui che vinifica solo le proprie uve che ha personalmente coltivato. Imbottiglia solo il proprio vino. Determina personalmente o in famiglia le scelte e le decisioni di ogni fase e processo della propria azienda agricola. Vive della sola professione di vignaiolo. Rispetta il lavoro agricolo riconoscendone il valore economico. Produce il proprio vino con i seguenti ingredienti/additivi/coadiuvanti: Uva e pochi solfiti, solo prima dell’imbottigliamento. Il vino deve essere un degno e vero rappresentante della cultura del luogo.

66 pensieri riguardo “Il Vino Naturale è morto, viva il vignaiolo naturale.”

  1. Cacchio se è attuale, sembra scritto ora.
    Bravo Alessandro, hai centrato il problema.
    “La new-wave dei costruttori di vino naturale con poca esperienza o arguta intuizione commerciale, si sono allontanati dal terroir. ” questa è stupenda.
    Bentornato allora.
    Grazie.

  2. Ben trovato..sinceramente avendoti sempre in cantina e´ un po’ come averti sempre i torno….ma i tuoi discorsi sani mi sono sempre piaciuti..🤝

    1. Bentornato!!!
      anche se sappevamo dove trovarti. 😂😂😂
      Ringrazia il tuo caro babbo, per quel meraviglioso Chimbanta 2011 che mi ha fatto “trovare” a K’a, fantastique!!
      Buona vendemmia …
      a bientot.

  3. Ringrazio Dio che esistano persone come te. Mi sono avvicinato al mondo del vino fatto da “vignaioli naturali” per la prima volta con un tuo vino…il Renosu Rosso.
    Continuate così !!

  4. E i primi divennero gli ultimi.
    Che in questo mondo di celodurismo collettivo-io sono più naturale di te-non è necessariamente un male.
    Aspetto fiducioso nuovi colpi di fioretto,incisivi come sai fare tu.
    Alla prossima

  5. Bentornato Alessandro.
    Sono assolutamente d’accordo con te e aggiungo che, secondo me, la situazione da descritta negli ultimi anni è anche “peggiorata”.

    A presto

    1. E’ fondamentale l’opera di divulgazione di voi “bevitori”. Ogni singola parola, ogni singolo commento sui social ha un peso specifico elevato, al quale spesso non diamo attenzione. “Le parole sono importanti” cit.

  6. Complimenti per il vostro duro lavoro ,impegno,passione e opinione.
    Ho un amico molto caro che ha i vostri stessi ideali e che con suo grande sacrificio e della sua famiglia sta cercando di far valere il suo lavoro di vignaiolo ,sarei felice se ci fosse uno scambio culturale tra voi affinché possa crescere.

  7. Complimenti Alessandro,
    Articolo lucido e di una nitidezza sorprendente..
    Tralascio digressione sulla Unicità dei Tuoi magnifici Vini, sarei riduttivo ..

  8. Come non darti ragione e come non essere d’accordo, soprattutto ora che tutti fanno vino, tutti hanno visto business nel vino e molti producono porcherie che inflazionano il mercato, anche le Case Vinicole Blasonate. Ho posto una domanda a diversi “produttori” di vino sul perché producono una vasta quantità di tipologie di vino , la risposta:”… i bilanci devono quadrare…”
    Ognuno tragga le conclusioni del caso, MENO MALE PERO’ che si siete ancora VOI, VERI PRODUTTORI, c o m p l i m e n t i e continuate nella scia tracciata

  9. Grazie Alessandro per essere tornato a condividere con noi il Tuo pensiero sempre attento ed arguto…
    Mio padre li chiama “i sarti del vino”

  10. ciao Alessandro, in questo mondo dell’illusionismo penso che le persone come te facciano sempre
    la differenza, con valori e principi e competenze vere!!!

  11. Carissimo Alessandro sono Francesco Galifi di Palermo.
    Certamente non ricorderai il mio nome che ovviamente non associ a nessun viso ma forse avrai ‘ memoria delle nostre comunicazioni allorquando,avendo del tutto casualmente seguito i tuoi primi passi di vignaiolo,consigliai di inserire in carta i tuoi rossi specie il Tuderi che ebbi modo di definire “il Borgogna” d’Italia ai miei due cari amici Patrizia Di Benedetto del Bye Bye Blues e Pino Cuttaia di Licata che casualmente ( o forse no) nel frattempo assursero alla gloria della stella Michelin ( nel caso di Pino ben due). Avemmo modo di sentirci per acquistare direttamente le annate 2000,2003 del Dettori e del Tenores (che custodisco gelosamente per me) cosi’ come del meraviglioso ed estemporaneo Dettori bianco protagonista a casa mia di bevute,dispute e quantaltro tra amici intenditori.
    Poi,chissa’ perche’ ( o forse lo sai bene),subii una sorta di “tradimento” morale,certamente non voluto da Te ,quando il tuo vino comincio’ ad entrare nei “salotti buoni” dell’enologia italiana e mondiale,e sai fin troppo bene a cosa mi riferisco.
    Potremmo stare a parlare per ore sul vino,sul vino “vero”,sui vignaioli, sul fallimento della “nouvelle cuisine”,sulla buona e cattiva stampa,sul fascino della televisione,dei media e altro.
    La storia enologica d’Italia e del mondo ci insegna che chi fa vino e’ persona di poche parole,di molti fatti,di lavoro,di competenza,di gioie e dolori,di tutte quelle cose legate al corso della vita che in quanto tali sono imponderabili.
    Hai mai immaginato un rosso che non fosse il tuo in una tavola con un “purceddu” o con qualunque altra pietanza della tua terra? Con tutto il rispetto per i vini buoni,e ce ne sono tantissimi lo sai bene,cio’ che oggi si definisce “vero” e’ cio’ che e’ sempre stato li’,sotto il nostro naso.
    Un caro saluto

    1. Caro Francesco, certo che mi ricordo di te e sopratutto mi ricordo quei tempi. Ho segnato in agenda tra le cose da fare: “incontrarti” 😉
      A presto.

  12. Ciao Alessandro. A me non sei mancato, perchè quando ho voluto ti ho ritrovato nei tuoi vini o ti ho incontrato in qualche fiera. Qualche tua scelta non l’ho condivisa, ma la concretezza del frutto del tuo lavoro di vignaiolo ha sempre spazzato via l’effimera durata delle opinioni.
    Non so se hai fatto bene a tornare, perchè in questi anni i “social” ed internet hanno riempito con la loro prepotente invadenza anche questo mondo, seminando più piante infestanti che semi virtuosi.
    E l’immagine di te che guardi i tuoi alberelli ed il mare della tua Sardegna vale più di mille like.
    A presto,
    Sandro

  13. Parole verissime! Il vino naturale ora è una moda perché funziona…. ma voi vignaioli naturali siete una certezza mettete la passione, la tradizione e l’origine nei vostri vini! Lo dico da semplice “cliente” che ogni anno vi viene a trovare per gustare nella “vostra casa” i vostri vini, il vostro cibo e la vostra compagnia! E naturalmente me li porto anche a casa ! Siete una famiglia dai grandi valori e li mettete nei vostri vini!

  14. Non pensavo di ricevere così tanto affetto. Sono senza parole. Grazie di cuore a tutti.
    Sono nel pieno della vendemmia ma risponderò ad ognuno di voi. Promesso.

  15. Le persone sagge sanno sempre quando tornare .
    Il giusto peso alle parole.
    La giusta misura di umanità.
    L’essenza della vita… le cose vere!
    Sarà un piacere leggerti.
    Un abbraccio
    Fabiana

  16. Quanto mi fanno incazzare a sangue quelli che si riempiono la bocca di “terroir” senza capire che cosa dicono… senza l’uomo non c’è terroir, e l’uomo è parte del terroir, che altrimenti sarebbe solo o terra o cielo!!! bravo, grande, grandissimo Alessandro, grande lezione di coerenza nell’umiltà del lavoro e nella fiducia che ve sempre riposta nella simbiosi uomo-natura oltre le facili etichettature, le mode e le buffonate!!
    Viva viva i vignaioli naturali!!!

  17. Ciao Alessandro
    sono Sandro, abbiamo condiviso eventi del nostro importatore in comune a Londra.
    Sono assolutamente daccordo con il tuo post del 2014.
    Quattro anni di affinamento lo hanno conservato giovane e tagliente…
    Anche noi nel nostro piccolo, cerchiamo di produrre un vino da uva e da vigna nel Chianti in Toscana.
    Il vino prodotto in questo modo è figlio dell’annata ed è sempre diverso ma mantiene le caratteristiche della vigna da cui è prodotta l’uva.
    Anche a me da fastidio la parola “vino naturale” anche se non ti nascondo che spesso usarla aiuta la comunicazione con l’interlocutore.
    Produrre vino è un lavoro molto complesso ma secondo me commercializzarlo lo è ancora di più.
    A presto.

  18. “Terra e Libertà/Critical Wine” come non dimenticarla.
    Luigi Veronelli, come sempre ci aveva visto bene e lontano. Ci mancherà sempre. Ma non lo dimenticheremo mai.
    “Le Cucine del Popolo”, a Massenzatico Reggio Emilia, furono la sua ultima intuizione. Non riuscì ad essere presente alla “prima” ma ci inviò un suo scritto. Forse l’ultimo. Non lo abbiamo dimenticato e mai lo faremo. Una lapide lo ricorderà per sempre.
    Per la mia generazione fu il “maestro”. Sempre con una visione avanti decenni.
    “Terra e Libertà/Critical Wine” ne è un esempio. Noi delle “Cucine del Popolo” cerchiamo di seguire il suo pensiero, anarchico lui, anarchici noi e fieri di esserlo.

    1. Grazie Claudio per aver citato Veronelli che fu co-ideatore, padrino e promotore di “Terra e Libertà/Critical Wine”. Non l’ho citato nel mio post per rispetto, non mi andava di “tirare per la giacca” Luigi Veronelli.

  19. Trovai i suoi vini nella rivendita che era ad Alghero, se non ricordo male anche sfusi.
    Acquistai il suo meglio, valevano tutti i soldi spesi.
    Quanto da lei scritto nel 2004 è semplice te la verità. Per chi produce e ama il vino può essere solo così.
    Posso capire la lucida follia di Gravner ma il vino che faceva prima è migliore, mi correggo mi piace molto di più, del “tutto naturale” che fa ora. Non amo i super enologi professionisti, quelli che seguono 100 cantine e ti accorgi che non è più un vino con terror proprio ma il “suo vino”. Che sia un Negroamaro o un Sangiovese poco importa, riconosci l’enologo. E questo non è ne bello e ne buono.
    Complimenti. Tante volte sono stato ad Algher e presto ci tornerò, ho amici carissimi. Che sia la volta buona che venga a visusitare le sue vigne?

    1. Quella di Josko Gravner è stato un coraggioso e difficile viaggio interiore. Ha fatto una delle scelte più antieconomiche ed anti commerciali, che un imprenditore potesse attuare. Ha avuto ragione. Un esempio per tanti al di là che i vini possano piacere o meno. A me i suoi vini piacciono e mi piace lui.

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