Un senso non c’è l’ha.

No, un senso non c’è l’ha.

Un’azienda adulta di cinquant’anni, immobile. Si muove in essa la natura senza la saggia mano dell’uomo. Quattro anni son passati dall’ultima sua visita. Riesco a scorgere a fatica i ceppi di vite inghiottiti da borragine, cardi, achillea, grano selvatico ed abbozzi di macchia.

Non può essere vero, cammino ma non basta. Debbo dimenarmi per salire. Da lassù sicuramente qualcosa vedrò. Venti ettari di desolazione. Palo dopo palo, riesco a ricostruire la logica del creatore, solo quello si può vedere. Il verde, quello chiaro e lucido delle foglie così belle ed armoniose in questo periodo, rimane ammutolito. Stessa sorte ai millanta noceti e frutteti.

Rassegnato di aver visto tutto affronto La Cantina. Con fatica si apre il portale che non riconosce più la sua chiave. Correnti fresche di vino, polvere ed aceto invadono il mio naso annacquato. Tante vasche sole, piene di Vino, altre di Vino-meno-Vino. Chiavi e martelli adagiati a terra da chi il giorno dopo avrebbe dovuto riutilizzarli proprio li davanti, a fermare il gocciolio di quella portella che di chiudersi proprio non ne ha mai voluto sapere. E gocciola ancora, unica Vita, sola. Un bicchierino da vecchio è mezzo pieno, giace sullo sgabello.

Esco.  Ah ecco, mi avevano parlato anche degli Ulivi, almeno questi sono alti: tanti fiori e tante olive, sarà una buona ed abbondante annata che nessuno godrà. Voglio tornarmene a casa non riesco più a stare qui, passo davanti ad un magazzino chiuso, abbracciato dalla macchia e dai ciliegi, mi affaccio ad una finestrella e vedo migliaia di libri:«È……era la sua biblioteca e quella sedia sotto il carrubo era il luogo dove li scriveva». Provo a chiedere «Da quanto tempo….» «Se n’è andato il mese scorso, ma da quattro anni non riusciva a venir qui». «Ma lei non ha figli, nipoti … insomma qualcuno che possa aiutarla?». «No, sono sola con i miei ottant’anni». Un senso proprio non c’è l’ha tutto questo. Una vita intera. No, proprio un senso non c’è l’ha.

7 pensieri riguardo “Un senso non c’è l’ha.”

  1. Tu puoi. Se la lasci abitare lì e le fai la spesa e un po’ di compagnia, magari ti lascia sfruttare la vigna e se è una bella vigna… io penso che l’Uomo non è fatto per vivere come un cane, per rimanere solo, per veder marcire il frutto del lavoro di cinquant’anni. Prova a parlarle ancora. magari era proprio te che aspettava…

  2. facile che sia io il primo, più difficile ammettere che … è un pezzo davvero bello
    Raccontare non è semplice, eppure leggo e rileggo e la tristezza non se ne va.
    Bravo.

    1. Sono 120 ettari di azienda con fabbricati (tanti). Oltre alle risorse economiche occorrerebbero risorse umane. Io non posso occuparmene poiché voglio/devo lavorare nella mia Terra ed il tempo non mi basta.

  3. Ciao Alessandro, sono venuto a trovarti di recente, a Pasqua. La tua azienda e la zona in cui è ubicata è meravigliosa, pensare che ci possa essere una realtà come quella da te descritta è allucinante. Nessuno se ne può occupare? l’Università o qualche altro ente nulla può fare?
    Potessi io, verrei a nuoto, peccato che non sia agricoltore. Un altro tassello alla decadenza di questo paese è stato aggiunto. Un abbraccio
    Matteo ( ristoratore bolognese)

  4. In Ogliastra diciamo (proverbio)… “Mortu su ecciu, bogau s’imbecciu” (morto il vecchio, abbandonata la vigna)… capita spesso è una realtà!!

  5. Parole che lasciano trasparire la tristezza verso un passato gioioso che non c’è più. Ieri ho provato le stesse sensazioni in un vigneto familiare in cui, un amico ci ha perso la vita per un banale incidente. Ho trovato la vigna che curava con amore, coperta dall’erba e dai rovi….era un gioiello, ora cerca di sopravvivere a un destino crudele.

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