Bla bla … natural wine … bla bla.

Scritto da Alessandro Dettori, Pubblicato in Articoli

12/06/2014

Alla cortese attenzione di:

AIAB
Associazione Italiana Sommelier
Assoenologi
Bloggers
Città del Vino
Enotecari
Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti
Federbio
Federvini
Fisar
Fondazione Italiana Sommelier
Mescitori di Vino
Movimento Turismo del Vino
Onav
Ordine dei Giornalisti
Renaissance des Appellatios
Ristoratori
Slow Food
Unione Italiana Vini
Vinarius
Viniveri
Vinnatur
Vite

Sento la necessità di comunicare quanto segue a chi il Vino lo Ama, lo Scrive, lo Insegna … lo Vive.

Come alcuni di voi sapranno, non mi è mai piaciuto presentare il nostro lavoro come “biologico” o “biodinamico”. Se sollecitato non posso che rispondere con verità e cioè che la nostra azienda agricola possiede la certificazione biologica e biodinamica, ma solo su specifica e insistente richiesta.

Preferisco sempre parlare di Agricoltura, di quel che facciamo, di Terroir, di Artigianalità.

Se parlo di biologico e biodinamico mi riferisco sempre al metodo agricolo e non all’aggettivo qualificativo del vino. Un vino è Vino, un vino buono è un Vino Buono, qualunque sia la tecnica con il quale sia stato prodotto. Solo successivamente deciderò se acquistare o meno un vino buono basandomi sulle regole morali ed etiche che mi sono dato.

Sempre più spesso, mi sta capitando di imbattermi in situazioni alquanto imbarazzanti: ho scoperto che in degustazioni informali ma anche ufficiali (con enologi, sommeliers, ristoratori, enotecari, giornalisti) si confonde la biodinamica con il biologico e cosa grave vengono presentate aziende non biodinamiche e non biologiche come tali.

Ora, dov’è che noi professionisti (produttori e tutti voi) stiamo sbagliando?

Ho amici – colleghi che praticano seriamente ed efficacemente un’Agricoltura biodinamica o biologica da anni pur non volendo sottostare alla “Certificazione legale”. Però non si presentano come produttori biodinamici o biologici. Non si vendono come produttori naturali.

Un produttore quando si propone come “biodinamico” oppure “biologico” (per essere naturale come minimo devi praticare il biologico) vuol dire che, oltre ad esserne fiero ed orgoglioso e dunque volerlo comunicare, vuole ottenere da questo vantaggi commerciali più che legittimi.

E se questo produttore non ha le dovute certificazioni?

E se questo produttore, senza le dovute certificazioni, non pratica neanche l’Agricoltura biologica o biodinamica?

E se questo produttore, pur non avendo le certificazioni e pur non essendosi presentato come un produttore biologico e biodinamico, viene presentato dai suoi intermediari come bio?

Ho ascoltato in prima persona produttori dichiararsi biodinamici solamente perché utilizzano il sovescio in vigna. Solo questo.

E se un professionista del mondo del vino (mi riferisco a sommeliers, ristoratori, enotecari, giornalisti) presenta, promuove, vende i vini di questo produttore che si proclama biologico o biodinamico senza averne le certificazioni e senza neanche praticare alcun metodo agricolo biologico o biodinamico?

Ripeto: sempre più spesso, mi sta capitando di imbattermi in situazioni alquanto imbarazzanti: ho scoperto che in degustazioni informali ma anche ufficiali (con enologi, sommelier, ristoratori, enotecari, giornalisti) si confonde la biodinamica con il biologico e cosa grave vengono presentate aziende non biodinamiche e non organiche come tali.

Ora, come possiamo noi professionisti (produttori e tutti voi) risolvere queste imbarazzanti situazioni?

La responsabilità di un produttore ma anche di un giornalista (o di un ristoratore o di un sommelier, di tutti i professionisti del vino in effetti) è immensa nei confronti di chi, con il proprio acquisto, ci dona fiducia, passione, tempo e sopratutto la possibilità di fare quello che stiamo facendo.

Noi abbiamo deciso di certificarci piuttosto tardi pur praticando l’Agricoltura biologica e biodinamica da diversi anni, perché ritenevo e ritengo ancora che non debba essere un terzo a garantire le mie parole, che non debba essere un terzo a garantire un lavoro mediante schede e registri da compilare. Un organismo terzo che ti certifica sulla carta senza aver mai praticato l’Agricoltura ed in tanti casi senza neanche avere un’adeguata conoscenza delle comuni pratiche agricole.

Però, in un mondo dove troppo spesso la presunta furbizia abbraccia la più mediocre disonestà, noi agricoltori che pratichiamo con tutte le nostre energie l’Agricoltura biologica o biodinamica e magari ne abbiamo fatto una scelta di Vita, noi stessi, abbiamo la responsabilità di dare una garanzia reale minima.

Ecco, questa responsabilità di noi produttori è più importante della scelta etica e morale di non certificarsi.

È piuttosto chiaro che il processo di certificazione non garantisca pienamente che il metodo biologico o biodinamico venga applicato con qualità. Ma oggi, qua, non si deve parlare di qualità. Non ancora. Oggi, qua, si deve cominciare a parlare con forza di garanzie, cioè di garantire che comunque le pratiche biologiche o biodinamiche vengano realmente eseguite.

In tanti, troppi, criticano i sistemi di certificazione, ma le critiche dall’esterno valgono davvero molto poco, mentre le critiche dall’interno, cioè le critiche fatte da chi è già certificato diventano critiche costruttive che possono migliorare i sistemi di certificazione, le procedure, la qualità stessa della certificazione e di conseguenza delle Aziende agricole certificate.

Ho cari amici produttori, che posso definire spiriti liberi, anarchici, che, per rispetto di questo meraviglioso mondo e delle persone che lo vivono, hanno accettato di certificare le proprie Aziende agricole e quindi il loro lavoro.

Mi auspico pertanto che sempre più colleghi accettino la certificazione e che sempre maggiori comunicatori del vino, apprendano a chiamare le cose col proprio nome, accertandosi del giusto e del vero.

Ringraziandovi per l’attenzione, Vi saluto cordialmente.

Alessandro Dettori

P.S. Gli elenchi delle aziende certificate bio e biodinamiche sono pubblici e pergiunta sul “webbe”.

ph fabio d’uffizi

56 pensieri riguardo “Bla bla … natural wine … bla bla.”

  1. In generale davvero condivisibile; solo che occorrerebbe anche considerare come la certificazione, anche per le modalità con cui viene rilasciata ed in considerazione di chi la rilascia (la certificazione biodinamica Demeter, società di cui conosciamo l’indiscussa potenza economica, si basa su un protocollo “inventato” dalla stessa Demeter e in alcun modo condiviso), non sempre è sinonimo di garanzia ….. e se invece si lottasse per ampliare le indicazioni in etichetta anche relativamente ai contenuti reali della bottiglia?

    1. Ciao Massimiliano, ma in Italia in etichetta si può già da tanto tempo indicare quel che si vuole, purché “dimostrabile” e “documentabile”. Lo faccio già da dieci anni, indicando anche gli ingredienti. Permettimi di obiettare alla non “condivisibilità” dei disciplinari Demeter. Demeter è un’associazione e tutti i soci hanno il diritto di partecipare e di incidere nei disciplinari e nell’organizzazione della stessa Demeter. Io lo sono ad esempio. I disciplinari sul vino biodinamico sono stati realizzati in collaborazione con la maggior parte dei vinificatori certificati Demeter.

      1. Alessandro, tu lo fai già da 10 anni. Ma tieni presente che le stime (Servabo) dicono che il vino naturale rappresenterebbe circa l’un percento della produzione nzionale, e che di questo 1% soltanto il 5% (stima mia) dei produttori ha un’etichetta “trasparente”. Allora, visto che in Italia si può già fare e che è gratis (al contrario della certificazione bio), perchè non cominciare a suggerire anche questo agli altri produttori? In tal modo anche gli spiriti anarchici dovranno prendendosi la responsabilità di quanto evidenziato in etichetta.

  2. GARANZIA REALE MINIMA
    questo è il punto.
    Non ci può e non ci deve essere prodotto venduto come Bio o BD senza certificazione.
    Questa è la base per poi poter parlare anche (in futuro) di qualità del metodo.
    Bravo, bravo bravo!

  3. Semplicemente B R A V O !!! Chiaro, vero e leggibilissimo (soprattutto capibilissimo) questo pensiero.
    C’è davvero tanta confusione, c’è davvero tanta disinformazione, sembrerebbe creata ad arte, da chi magari si è inventato viticoltore da qualche anno, da chi scrive sul suo tavolo della fiera Questo non è il vino dell’enologo, come se per forza l’enologo deve intervenire chimicamente, ma ha vini che puzzano maledettamente o sono “buoni” per condire insalata.
    A chi mi chiede del bio, dico che almeno la certificazione è sotto il controllo della Repressione frodi , le altre cose , modi o autodichiarazioni no- E’ comunque vero che il rispetto ambientale, del prodotto e della salute di tutti, devi averlo in coscienza.
    Compimenti Alessandro, e … BUONA VIGNA!

  4. Sante parole Alessandro! Fai bene a ribadirlo con forza.
    ti lancio una provocazione:…ma se voi produttori le boicottaste completamente queste certificazioni? Meno costi, meno burocrazia o rendicontazione e meno imbarazzo per appartenere a questi gruppi.
    Tanto è il vino che parla…
    Un saluto Lino

    1. Secondo me l’imbarazzo è partecipare a gruppi in cui non si vuole accettare la certificazione bio. La burocrazia…non è male per quel che riguarda i registri bio poiché rappresentano un ottimo diario di bordo. I costi? Inesistenti caro Lino poiché i contributi Agea ottenuti per la conduzione bio superano e di tanto i costi per la certificazione che pesano meno di un banchetto ad una fiera.

  5. Parole sante!
    Onestà intellettuale, amore per la propria professione, trasparenza produttiva e ricerca della qualità sono caratteristiche che pagano sempre!
    Detto proprio alla romana: daije Alessà… Sei er mejo!
    Luciano Mallozzi

  6. Ciao Alessandro
    hai centrato una lunga serie di problematiche, ne aggiungo una le varie spille sui baveri delle giacche e gli scudetti cuciti sui taschini cosa certificano?
    Io condivido le mie competenze con studenti che arrivano da tutto il mondo, spiego la storia del vino quali sono le cose che lo qualificano…..in maniera laica. Sono d’accordo con te biologico o biodinamico non sono sinonimo di qualità, le certificazioni sono discutibili e vengono cavalcate dai grossi gruppi che le carte le sanno riempire bene…..
    Un abbraccio a te ed alla Sardegna……

    1. Scudetti, spille e simili sono come le Lauree…L’inizio dell’apprendimento fatto giorno dopo giorno di esperienze e studi di approfondimento. Purtroppo per molti basta solo la spilletta od il pezzetto di carta che da soli valgono niente.

  7. Alle certificazioni non credo e non ho mai creduto, così come a DOC e DOCG e classificazioni varie. La “qualità” (concetto da sempre a me caro) non è frutto delle certificazioni. Ma del lavoro del produttore. Quanto all’esigenza di chiamare le cose col loro nome sono più che d’accordo. Il fatto che (presunti) professionisti del vino non distinguano “cazzo” da “cazzuola” non credo che si risolverà inserendo in etichetta un certificato. Saluti!

  8. Grazie Alessandro.
    In punta di piedi, come appassionato e consumatore vorrei dire due cose.
    Io bevo i vini di Alessandro perché: 1) vengono da uno splendido territorio; 2) sono fatti da Alessandro e Paolo; 3) sono buoni ( alcuni buonissimi). Le mie convinzioni “morali o etiche”, ma aggiungerei anche salutistiche, essendo medico, trovano poi piena corrispondenza con i metodi con cui Alessandro lavora in vigna e cantina. Le certificazioni, sì le valuto ( anche se a me interessano di più le etichette “parlanti” con gli ingredienti), ma, sinceramente, al momento attuale, non comprerei la stragrande maggioranza dei vini etichettati bio o biodinamici.
    Grazie ancora Alessandro, mi hai fatto venire voglia di stappare una tua bottiglia! Prosit!

  9. Bravo Alessandro.
    A mio avviso la parola ‘bio o organic’ che compare spesso su bevande ed alimenti e’ molto discutibile e pertanto non dovrebbe essere usata. Son certo che molti colleghi non saranno d’accordo, poiche’ al momento la dicitura ‘biologico o biodinamico’ va’ di moda ed aiuta le vendite .
    Un saluto

  10. Ciao Alessandro,
    a questo bell’articolo, che sintetizza le visioni di noi produttori/trasformatori/commercianti di prodotti agricoli vorrei contribuire aggiungendo una mia personale riflessione.
    Non voglio giudicare l’etica, la morale né tantomeno la qualità dei prodotti bio o naturali, ritengo tuttavia che la certificazione sia doverosa nella misura in cui essa diventi la “bandiera” di una cantina. Per onestà intellettuale e rigore commerciale dobbiamo imporci di dimostrare con la carta tutto quello dichiariamo in etichetta. Questo è uno dei motivi per cui troppo spesso il nostro settore è vessato da scandali di varia natura.
    Sulla scelta dell’ente ciascuno farà poi le sue valutazioni.
    Il problema però, dal mio punto di vista, è più complesso perché mina le radici stesse del mercato del vino.
    Esso parte dal presupposto che noi produttori abbiamo cercato scorciatoie per qualificare le nostre produzioni, dando troppe deleghe a guide, riviste, premi e menzioni. Il punto è sempre lo stesso. Chi certifica il certificatore?
    Chi assaggia l’assaggiatote? Chi menziona il menzionatore? La risposta è sempre la stessa : noi produttori che gli diamo i prodotti da assaggiare.
    Ecco, un criterio oggettivo sarebbe necessario anche per noi, e non dovremmo spedire fiumi di vino in campionature d’assaggio.

  11. Carissimo Alessandro
    non ci conosciamo personalmente, ma ho letto molto attentamente il tuo articolo.
    Devo dire che purtroppo condivido pienamente il tuo pensiero, dico “purtroppo” perché è evidente che anche voi siete nella stessa situazione di noi produttori tradizionali.
    Le certificazioni e la burocrazia sempre più imperante del mondo del vino rischiano di non avere più nessuna utilità, in quanto per prima cosa sono piene di lacune (non mi dilungo su questo punto sennò facciamo notte), in secondo luogo non sono conosciute dai consumatori, e se le conoscono è perché siamo noi a spiegarle, terzo punto non ci sono sistemi di controllo efficaci, se non sulle carte, tralasciando completamente il vino, so che questo non riguarda la Demeter, mi dicono che è molto fiscale, ma comunque non so quanto efficace visto che anche voi sollevate questo problema.
    Infine, la cosa più importante secondo me, il consumatore che compra il vino da una azienda medio piccola è molto più interessato a conoscere i proprietari ed essere introdotto ai misteri del suo figlio/vino, piuttosto che vedere i registri dei controlli.
    E’ chiaro che stà nell’onestà del produttore far combaciare prodotto e filosofia, pubblicità e realtà, questo non vale più di ogni certificazione?
    L’etica con cui noi ci poniamo al pubblico non è fondamentale?
    Biologinco, biodinamico, vini naturali, senza SO2, o tradizionali non sono altro che tendenze del mercato, tranne che per coloro che credono in quello che fanno, come dicevi tu, c’è chi fa biodinamico senza dichiaralo, perché crede in questa filosofia.
    Essendo che l’informazione la facciamo noi, in ogni caso siamo noi che ci curiamo di “certificare” quello che asseriamo, siamo noi che dobbiamo mostrare il nostro viso ai nostri avventori, non è Valore Italia e neanche Demeter o chi per essi.
    Allora io mi chiedo, cosa certificano questi enti?
    Non entro nel discorso delle commissioni di degustazione, altrimenti ti tedierei per delle ore.
    Un saluto
    Gianpaolo

    1. Certificano l’applicazione di un metodo agricolo. Ancora non certificano la “qualità” del lavoro svolto ma come ho scritto ora è importante “asseverare” quanto noi produttori affermiamo. La Demeter ha avviato un processo, in collaborazione con Demeter Australia, che porterà a certificare la qualità del metodo.

  12. Come sono contento di quello che dici:e anche orgoglioso che questo contributo alla veritá del vino venga da un sardo! Ma tutto questo confuso affidarsi a punteggi e schemi e modelli e intermediari non è che conseguenza della perdita del semplice fattore tipico dell’umano: la perdita della responsabilità personale.michele

  13. Sono molto d’accordo con quanto hai detto. Spesso per spaccare il capello si perde di vista il taglio. La certificazione non garantisce nulla o può essere discutibile ma è un punto fermo per il consumatore, credo al momento sopratutto estero: vuol dire che il produttore si è sottoposto a ulteriori verifiche senza che vi fosse obbligato per legge. Quanto alla burocrazia, credo che si dovrebbe procedere ad una radicale semplificazione delle norme. Ad esempio: chi si certifica biologico non ha bisogno ulteriori controlli sanitari o burocratici. Purtroppo in Ialia siamo in un ginepraio dove ogni ufficio non riconosce quello che fa l’altro e spesso assistiamo a paradossi kafkiani. Ma questo è un altro discorso rispetto al tema di questo post

  14. Verissimo quello che dici Alessandro. La mia azienda “podere la regola” sulla Costa Toscana in val di Cecina , da anni applica una coltivazione e sistemi ” tradizionali” sin da quando era condotta dal mio bisnonno , che altro non sono che i sistemi cd biologici di oggi . Noi non siamo certificati ma usiamo da sempre tecniche biologiche e non abbiamo necessità’ di certificati anche se , per una serie di necessità’ commerciali e legate ad erogazioni pubbliche ( di cui abbiamo bisogno per sopravvivere) abbiamo avviato e stiamo concludendo l’iter burocratico per tale riconoscimento. Grazie per la tua analisi che deve far riflettere . A presto . Flavio

  15. non posso che essere d’accordo
    da enotecario sono molto diffidente delle autodenominazioni ” vini veri, naturali, no so2, vini liberi, ecc… ” , sia per la realtà della cosa – affidata solo alla parola del produttore – sia per la qualità del vino , spesso francamente difettoso .
    la certificazione bio , se non altro, significa che il produttore è disposto a farsi controllare con una serie di parametri dichiarati.
    concordo : un vino è buono oppure no , poi discutiamo delle tecniche di produzione, poi magari parliamo della scritta ” contiene solfiti” … quanti ???
    parliamo di queste cose e magari, quando troviamo chi bara, diciamolo .
    avanti così

  16. Ciao Alessandro Io parlo da executive chef, nel mio concetto di enogastronomia,chi adopera materiali genuini, buoni di gusto, certificati di provenienza,certificati di esistenza,e’ inquinata gia’ l’aria e’ malata,ci sforziamo di curare il vino come prodotto finale,e prima con vigne nude in inverno?Quando passano con polveri,poi con spruzzi,poi con granuli……….qualcosa viene somministrato non conforme e poi parliamo bla bla bla,se dalla zolla non e’ chiaro nulla……….Io sarei per il bio in tutti i casi.dalla merda animale la concimazione naturale.Pero’ rimane sempre l’aria,l’atomosfera malata,insomma troviamo la strada giusta??????? Quale’????? ciao Auguri

  17. buongiorno alessandro, sono piuttosto confuso. Leggo le note sulla certificazione bio: CONSENTITO “acido metatartico, bentonite, osmosi inversa, batteri lattici, bisolfito di potassio,carbonato di calcio,colla di pesce, gelatine, gomma arabica, tannini enologici, LSA etc etc….questa è certificazione Biologica.

  18. Ciao Alessandro, condivido il tuo pensiero per mettere anche un po’ di ordine alla materia. Un esempio su tutti: alla famosa manifestaszione dei vini “naturali” di roma tra i banchi d’assaggio si trovavano perfetti imbecilli e/o profittatori, creando molta confusione tra i bevitori/consumatori. saluti

  19. grande Alessandro
    anche tra i nostri amici produttori discutiamo spesso di queste cose…se ci sono critiche da fare sulle certificazioni(…e ce ne sono eccome!)prima associati e partecipa e dall’interno agisci!
    ciao Paolo

  20. davvero un articolo intelligente e chiaro, che aiuta a comprendere la vostra situazione anche a me, che bevo e scribacchio di bere e cerco di saperne sempre di più. Bello anche come sintetizzi sul fatto di burocrazia e costi, spiegando che poi non è così oneroso e impraticabile, anche se certamente richiede un impegno. Sicuramente la certificazione è essenziale a discriminare chi davvero opera in un certo modo e chi no, poi come condiviso da molti le regole della certificazione e delle sue verifiche andrebbero contestate, discusse, riscritte, insomma c’è da lavorare, e penso tutti, come dici, dai sommelier ai giornalisti, dai produttori ai ristoratori, per fare chiarezza in questo mondo così vasto e spesso confuso. Grazie per le tue parole, per il tuo impegno e per i tuoi vini meravigliosi.

  21. La sintesi è una grande dote, bravo Alessandro!
    Il problema della certificazione risiede nel fatto che tutte ( bio, Bd, qualità, controlli ispettivi sulla sicurezza sul lavoro o sulla salute) controllano e certificano il processo e non il risultato!
    Quindi non sono in grado di dare garanzie. Demeter per prima sta implementando un sistema di certificazione del risultato, vera garanzia della qualità assoluta seguendo l’esempio della Demeter australiana che da sempre opera in questo modo.
    Un abbraccio
    Saverio

  22. Mi pare un ragionamento fatto bene. Ma anche quello del Satta è giusto: fare le cose per bene e con coscenza.
    Quanto ai certificati, quando il Brunellesco fece la Cupola non c’erano fogli: si andava a bottega da ragazzo e mano mano si veniva su.
    con stima
    FeSta

  23. Caro Alessandro, condivido il tuo pensiero e mi ha colpito molto la tua frase che di seguito riporto: “Un vino è Vino, un vino buono è un Vino Buono, qualunque sia la tecnica con il quale sia stato prodotto. Solo successivamente deciderò se acquistare o meno un vino buono basandomi sulle regole morali ed etiche che mi sono dato.”
    L’essere biologico o biodinamico ha oggi preso più i connotati di una moda che non di una filosofia produttiva dai più convintamente scelta e passionalmente professata.
    Viva il Vino… quello buono a prescindere.

  24. Condivido pienamente le tue riflessioni Alessandro, come anche alcuni dei commenti, in particolare quello di Saverio. E’ nostro dovere cercare di migliorare le regole, in particolare quelle di Demeter, per far si che la certificazione diventi più attinente al prodotto. Volevo però aggiungere due pensieri: chi si dichiara biologico (non è il caso della biodinamica) senza essere certificato commette il reato di frode alimentare, che credo si estenda anche ai vari intermediari. Inoltre, il nuovo regolamento CE sul biologico mi pare che preveda forme di certificazione collettiva che potrebbero snellire le procedure ed attrarre tanti piccoli produttori giustamente preoccupati dalla burocrazia delle certificazioni. Forse si può migliorare…

    1. Non pensavo di ricevere così tanti commenti. Grazie di cuore a tutti per avermi seguito, letto e sostenuto con i vostri commenti. Mi hanno consigliato (quelli bravi) di non rispondere a tutti i commenti e di non ringraziare per non essere mieloso ecc.ecc. . Io sinceramente delle regole da bloggers e della comunicazione me ne infischio altamente (per non scrivere qualcosa di meno educato che ho pensato). Pertanto non posso non ringraziare sentitamente chi conosco da tempo: Daniele, Saverio, Luciano, Michele Satta (sardi si rimane per sempre), Pierpaolo, Matteo ed Ugo.
      Ora cercherò di rispondere nel merito a chi mi ha posto quesiti e fatto riflettere…Terroir Vino permettendo. Buona Domenica.

  25. grazie dell’articolo che coglie etratta con chiarezza e semplicità la questione.
    mi trovi d’accordissimo e sopratutto mi fa piacere che questa questione che io ho praticato e pratico, cioè prima vino e pori certificato, ma certificato (nei sui limiti) ci sono dentro da 30 anni) ha il suo valore e va accolto. la mia selezione di vini ha mantenuto per oltre il 90% dei vini la richiesta della certificazione (ovviamente sui vini che ritenevo VINO.
    grazie ancora e buon lavoro…
    Gian Antonio 15 giugno Venezia

  26. Ciao alessandro,faccio biologico dal 93,questo per dirti che non sono della prima ora,per me il vino è stato un percorso che mi ha portato anche a cambiare idee su alcune cose,a cercare di andare oltre il biologico stesso,però su una cosa non ho mai cambiato idea e cioè quella di tornare a fare agricoltura con i metodi convenzionali.Per quanto riguarda la tua posizione riguardo alla certificazione sono d’accordo con te;anche se ci sarebbe da dire sul sistema di certificazione,sui disciplinari di produzione etc..,non puoi come produttore dire che fai il biologico senza che ci sia un ente terzo che ti controlla,semplicemente non è serio.
    Ci sentiamo

  27. Cito quanto da te asserito: “(…)ritengo ancora che non debba essere un terzo a garantire le mie parole, che non debba essere un terzo a garantire un lavoro mediante schede e registri da compilare. Un organismo terzo che ti certifica sulla carta senza aver mai praticato l’Agricoltura ed in tanti casi senza neanche avere un’adeguata conoscenza delle comuni pratiche agricole”. Ricordiamoci tutti che gli Organismi di Controllo e di Certificazione operano per delega del Ministero e che, pertanto, i protocolli di controllo, comprese le schede ed i registri, sono da esso disposti. Chi opera nell’ambito vitivinicolo dovrebbe, d’altronde, essere già di per sé ben abituato alle normali pratiche amministrative che, se non in qualità, almeno in quantità, superano spesso quelle di cantina. Credo quindi che, pur condividendo appieno il tuo invito alla certificazione, si pecchi di superficialità quando nell’annoverare il controllo ci si limiti alle schede ed ai registri e quando, parlando dei tecnici a tal scopo preposti li si raggruppi in gran numero tra gli scarsi conoscitori della materia. Ricordiamoci inoltre che abbiamo la possibilità di cambiare Organismo di Controllo laddove ci dovessimo imbattere, tra gli altri, in “dilettanti allo sbaraglio”. Perseverare e denigrare rappresentano a mio modesto avviso un ossimoro che si commenta da se.
    Con rinnovata stima da un Agronomo che per nulla si riconosce nel quadro da te delineato.

    1. Caro Ferdinando, ho scritto “in tanti casi” quindi non in “tutti i casi”. La maggior parte degli ispettori del bio hanno diplomi o lauree tecniche. Ma se non si ha esperienza agricola, cioè se non si lavora tutti giorni in azienda come agricoltore difficilmente si può essere in grado di riconoscere la qualità di un lavoro agricolo. E se si vuole fare bio ogni azienda deve essere vista come un “organismo agricolo” e quindi ogni azienda ed al suo interno ogni appezzamento ha vita propria e pertanto per poter “consigliare” e “verificare” le pratiche adottate occorre viverla giorno per giorno.

  28. In tutto ciò che fai, caro Alessandro, ci metti una passione addirittura contagiosa. Anche solo per come scrivi, trasmetti benissimo delle vere e proprie immagini di terra, di vigna, di gente che lavora e di cose buone, proprio come il tuo vino. Sei un grande professionista. Ps : NON siamo parenti!!!

  29. Ciao Alessandro, concordo pienamente con quello che dici e scrivi.
    Bravo per la capacità di analisi, di sintesi e per il coraggio di prendere posizione e di essere trasparente con consumatori, giornalisti, etc.
    Anche questo è un modo per fare cultura e per comunicare il valore e il credo dei piccoli artigiani del vino.
    Noi piccoli artigiani abbiamo una mission, fare il Nostro grande vino, ogniuno con la ns. idea e il ns. credo.
    Ciao, Marco

  30. Come Presidente di FederBio raccolgo l’appello e invito tutti a segnalarci anche in forma anonima situazioni che violano la legge, perché l’utilizzo dei termini biologico e biodinamico è riservato solo ai produttori certificati da organismi autorizzati dal MiPAAF. E anche situazioni di “mala certificazione”, rispetto alle quali deve esserci una costante pressione al miglioramento anzitutto da parte degli operatori. Invito infine tutti a non confondere la certificazione di conformità alla normativa sul metodo biologico con una attestazione di qualità del vino: la rispondenza formale a una norma non ha nulla a che vedere con la capacità di chi produce a fare anche un buon prodotto.

  31. Ciao Alessandro, ritorno da un viaggio di studio, dove mi sono sentita dire da un produttore che ” Il Biologico è una bufala” . io che opero nel biologico con convinzione da più di 20 anni ci sono rimasta veramente male. anche la persona in questione, quando gli ho detto che ero una produttrice biologica, c’è rimasta male! Però purtroppo chi non fa bio tira fuori questi luoghi comuni.
    Perciò ritengo che certificarsi, e soprattutto certificarsi con un ente serio, sia fondamentale. Ben vengano i controlli, siano scoperti i truffatori, chi lavora credendoci ne può trarre solo beneficio. Se ci si rifiuta di essere controllati da terzi, si corre il rischio di essere accomunati a tanti che dicono di fare biologico solo perché, come dicevi tu, fanno il sovescio o qualche altra pratica, salvo poi usare pesticidi fino alla raccolta, senza neanche rispettare i tempi di carenza. Buon lavoro! Cristina

  32. Caro Alessandro,
    non solo condivido il pensiero espresso nel tuo post ma un pochino “invidio” la tua tua lucidità di analisi e la chiarezza con cui l’hai spiegato. Soprattutto permettimi di ringraziarti per il costante contributo offerto alla crescita qualitativa ed intellettuale di un mondo (quello dei vini prodotti con coscienza e saggezza e, direi anche lungimiranza perché la tutela del territorio è un valore) dove tanti appassionati ogni giorno da diversi punti di partenza ( la produzione, la promozione, la vendita) ci mettono cuore, muscoli e cervello per consentire al “meglio” di avere spazio ed essere riconosciuto rispetto al “falso, ingannevole, stupido”.
    Un abbraccio
    Maurizio Maggi

    1. Ehh si …quindi se paghi un medico specialista per avere una diagnosi seria, secondo il tuo ragionamento ti diagnosticherà esattamente quello che tu volevi sentirti dire. L’Ente di certificazione è a sua volta controllato da altri Enti di certificazione mio caro. Tieni conto che le aziende certificate ed anche gli enti di certificazione sono controllati dal Nucleo Antisofisticazione Sanitaria dei Carabinieri e dall’Ufficio Repressione Frodi. E questi Signori quando entrano in Azienda sanno fare il loro lavoro molto bene e con loro non c’è solo l’amministrativo ma il penale…facile facile.

  33. Bravo Alessandro !
    Hai centrato un grande problema.
    Per adesso io ho risolto in questa maniera : sono certificato bio da dodici anni ma non lo scrivo in etichetta. Per due ragioni : primo perché non mi fido dei certificatori, infatti ho avuto una contestazione molto pesante, ho portato il problema fino al Ministero e ho vinto io. E quindi ho cambiato certificatore. Secondo perché credo che la coltura biologica riguardi il rapporto fra me e la mia terra che mi restituisce il rispetto che ho per lei. Per il consumatore il vino deve essere prima di tutto buono. Perché in ogni caso contiene alcool, e quindi non fa bene se bevuto in quantità, anche se biologico.
    Nella faticosa contestazione sono diventato esperto di “deriva” (pollen drift) che nelle nostre vallate ventose richiederebbe un attenzione maggiore dei vicini e dei loro metodi di coltura. Ma questo è un altro grande problema.
    Complimenti anche per il tuo bellissimo libro.

  34. Riguardo alla deriva occorre responsabilizzare chi spruzza a garantire che non derivi presso vicini, siano campi, animali o persone

  35. Caro Alessandro
    condivido, come non potrei . Ma dimmi, tu la certificazione la stai riportando anche sulle etichette dei tuoi vini ?
    Io sono in imbarazzo : sono certificata da anni Demeter e per obbligo di legge anche biologica. Non ho ancora contrassegnato i miei vini con il marchio Demeter perchè ero in disaccordo con il disciplinare Internazionale della Demeter sugli standard di trasformazione. Due anni di lavorointenso assieme a dei colleghi viticoltori e assieme alla Demeter Italia hanno portato poi alla modifica degli standard internazionali e alla nascita nel 2013 di un disciplnare Demeter Italia sulla trasformazione ( come tu ben dici se si lavora dall’interno le cose si possono cambiare) . Ora , quasi pronta per mettere il marchio Demeter mi sento dire che devo anche metterci la certificazione biologica che io ripudio fermamente . E siamo d’accapo dunque……..
    PS In Francia vedo continuamente etichette di vini con il solo marchio Demeter……
    Un abbraccio e grazie per aver aperto questo confronto
    Elisabetta

    1. Cara Elisabetta anche io sono riluttante ad apporre il marchio bio e demeter alle bottiglie. Noi: io, tu, Saverio e tutti gli altri amici non vogliamo che ci bevano il vino perché biodinamico. Sarebbe un orrore. ….un caro abbraccio.

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